domenica 12 ottobre 2008

Un angolo goloso a Pisa



Non mi sbilancio mai quando devo parlare di ristoranti rischiando di fare una sleale pubblicità danneggiando la concorrenza, ma in questo caso faccio una eccezione perchè il locale che vado a descrivere non ha fortunatamente bisogno di pubblicità.
La pizzeria, ora anche trattoria, "il Montino".
Ne parlo volentieri perchè, solo a pronunciare il suo nome, mi vengono alla mente cari ricordi della mia gioventù universitaria. Si trova fra Piazza dei Cavalieri e borgo stretto, ai limiti del mercato vecchio dietro una antica chiesa romanica fatta a loggia con capitelli di età severiana, ora tramutata in banca. E' un luogo storico. Il suo nome deriva dal fatto di trovarsi proprio in un punto lievemente sopraelevato in una città piatta che si trova sul livello del mare: il montino appunto. Si mangia al taglio una ottima pizza ed una buona cecina (come la chiamiamo noi lucchesi o torta come la chiamano i pisani) oltre che piatti semplici e tradizionali pisani (zuppa o ribolitta con cavolo e cipolle fresche,lasagne, tagliatelle e primi piatti con vari sughi dove la salsiccia abbonda. L'atmosfera, semplice e amichevole, è particolarmente piacevole anche grazie ai molti giovani universitari che la frequentano abitualmente. Ci ho già portato mia moglie mia figlia con al tremine del pasto approvazione unanime. Una puntatina quindi la consiglio a tutti.
G.

venerdì 10 ottobre 2008

Chi voleva far cadere la torre di Pisa ?


Evviva la torre di Pisa che pende, che pende e che non casca giù. Forse qualcuno si ricorda il famoso ed antico motivetto che ricordava l'incredibile pendenza della torre senza che questa cadesse mai. Chi mai, d'altro canto si è augurato che la famosa torre cadesse (livornesi e lucchesi esclusi si intende)? Ma i fiorentini, che diamine !Come faccio ad affermarlo ? Ho le prove visive e ve le mostro!
Qualcuno senza dubbio ricorderà il famoso pittore, Benozzo Gozzoli, che in pieno rinascimento 1459 affrescò la cappella detta dei Magi, nel palazzo Medici Riccardi a Firenze. Grazie allo strepitoso successo di quell'esperienza e grazie alla sua crescente fama, il maestro fiorentino dopo alcuni anni si trasferisce a Pisa.
Qui per ben sedici anni lavorerà agli affreschi del Camposanto.
Avrebbe dovuto esser grato a Pisa di tanto onore e di tale remunerativa commissione.
Eppure nell'affresco, dove viene narrata la distruzione di Sodoma e Gomorra, si nota sullo sfondo della città che presenta edifici rinascimentali, un particolare curioso: La torre di Pisa che crolla !
Il particolare che mostro si trova nel Museo della Cattedrale ed è tratto dalle stampe del Lasinio, che riprodusse le scene affrescate del Camposanto Monumentale.
Perchè tanta inriconoscenza nei confronti della Primaziale pisana ? Forse le vicende politiche fra le due città volgevano nuovamente al brutto ? O forse era un ammonimento voluto dagli stessi committenti nei confronti di una città che, anch'essa toccata dalle vicende savonaroliane, doveva imparare da tali catastrofi bibliche quale fosse la giusta morale da seguire ? Del resto gli affreschi realizzati nel Camposanto nei secoli precedenti, avevano proprio questo compito educativo e di ammonimento oltre che di "memento". Va ricordato inoltre che Benozzo, nel 1447 è aiuto dell' Angelico nel Vaticano e ad Orvieto.
Comunque sia, qui sta la prova, e godano i livornesi ed i lucchesi tutti.
Gabri

Maria ha una amica!


Vi ricordate il mio articolino su Maria, la zingara rumena di fronte alla cattedrale di Lucca ? Oggi ho scoperto che ha una giovane amica, una bambina.
Questa bella bambina è la figlia del nostro simpatico amico argentino che vende le cartoline con il suo carrettino "ciclato" (forza motrice una solida bicicletta)proprio di fronte alla chiesa. Non sono carini? E' così che si fa amicizia !
G.

La "curtis regia" longobarda a Lucca ? Forse l'abbiamo trovata !




Da un argomento leggero (ricetta) ad uno più serio(storia e archeologia).
Lo so che una foto con quattro pietre squadrate una su l'altra dicono poco e sono bruttine anche da vedere; ma se il luogo è piazza S. Giusto a Lucca la cosa cambia. E si, perchè proprio a due passi dal palazzo Gigli, sede della Cassa di Risparmio di Lucca, e l'omonima chiesa, nella sostituzione dell'ennesimo tubo rotto, sono emerse le pietre in questione. Qui sorgeva, secondo gli storici, l'antica curtis regia longobarda, sede anche della zecca che coniò il famoso tremisse d'oro, moneta lucchese. Si capisce quindi che ogni sassolino o coccio che emerge dal fango potrebbe datare questi pietroni.
Intervistata dal sottoscritto, l'archeologa di turno ( che ormai è quasi un amica visto che tutte le volte che ci incontriamo in situazioni simili le rompo le scatole con una valanga di domande) mi ha detto che c'è poco da sbilanciarsi. Questa affermazione nasce dal fatto che, secondo Ciampoltrini ispettore della soprintendenza archeologica locale, l'area di piazza San Giusto è stata scavata e modificata a causa della messa in opera di fognature ottocentesche. E sia pure, ma quelle pietre squadrate poste così in bell'ordine una sopra l'altra a me fanno pensare a fondamenta di un edificio. Posso anche sbagliarmi, ma ormai di scavi ne ho visti un bel pò. Comunque vedremo. Vi è un altra cosa che può risultare interessante. La stratificazione della pavimentazione stradale. Sarebbe interessante capire, anche grazie a questo scavo, le tecniche e le datazioni della pavimentazione della città di Lucca nei vari periodi storici.
Se potrò, aggiornerò queste "news" con altre foto e altre notizie (sempre che interessi a qualcuno, si intende !).

Gabriele

mercoledì 8 ottobre 2008

La polenta e ossi di Michelangelo



La polenta di Michelangelo ? Quale polenta ? Si chiederanno i più. La polenta di mais, quella bella fumante, che tutti gli abitanti del centro nord Italia apprezzano e che qui dalle nostre parti in Toscana, chiamano matuffi; bene quella, ai tempi di Michelangelo, non c'era. I nostri amici toscani Amerigo e da Verrazzano non l'avevano ancora portata dalle americhe. Allora di quale polenta si tratta? Ma quella di farina di castagne, che diamine! Quella si che la mangiavano tutti. Specialmente i poveri delle montagne della Garfagnana e dell'alta Versilia. Territori di confine, territori selvaggi e montuosi, dove nessuno stava a guardare se il castagno due metri più in là o due metri più in quà era fiorentino o se il cinghiale che grufolava nelle selve veniva dalla parte estense o dei Malaspina.E Michelangelo? Cosa volete che mangiasse sulle cave o in mezzo ai boschi delle Apuane? Polenta di Castagne con gli ossi del maiale in umido, forse anche a colazione , come facevano fino a cinquanta anni fa, prima di emigrare o aspettare tempi migliori, molti poveri abitanti della Garfagnana.

Ingredienti: 500 gr di farina di castagne, un litro e mezzo e 3/4 di acqua, sale, un cucchiaio di olio extra vergine .

In una pentola portare l'acqua ad eboliizione.
Versare il sale e l'olio, poi la farina.
Mescolare velocemente e lasciate cuocere per circa trenta minuti finchè la polenta non sarà abbastanza ferma.
Servire la polenta con il maiale lessato o in umido.
La polenta può essere servita con pecorino grattato e olio di oliva extra vergine. Questo tipo prende il nome di Incaciata.
La polenta puo essere servita con latte o panna fresca. Questo tipo prende il nome di Manafregoli.
La polenta può essere servita cotta nel vino e servita al cucchiaio. Questa prende il nome di Vinata.
La polenta può essere servita con un bollito di musetto, zampucci, rosticciana di maiale (gli ossi). Questa prende il nome di Polenta con gli ossi.

Vi piace la ricettina michelangiolesca ?
Provatela, e se la digertite vuol dire che avete uno stomaco a prova di marmo apuano ! In una delle foto, l'insonnia di Michelangelo dopo questo "frugale pasto".

Gabri

martedì 7 ottobre 2008

Un "David" medioevale a Pisa






Esiste nell'imaginario del turista medio, sopratutto americano, un solo David: The David. Inutile quasi dire quale, e quindi non lo dico. Tuttavia sappiamo bene quale sia la realtà storico artistica. E' compito di noi guide turistiche, oggi, mostrare al turista quale processo filologico e quali tappe, hanno portato Michelangelo e compagni alla riscoperta della classicità e della monumentalità.
Pisa, senza alcun dubbio, segna una di queste tappe grazie al fenomeno medioevale chiamato Nicola Pisano o meglio Nicola de Apulia, viste le sue origini. Non è questa la sede dove si debba riscrivere un saggio su questi pilastri della storia dell'arte, ma bensì, vale forse la pena ricordare ancora una volta, anche visivamente, alcuni punti fermi percedenti al colosso fiorentino.
A Pisa dal XII secolo la classicità è di casa. La fabbica della cattedrale, paragonabile ad un nuovo "colosseo" espressione della cristianità, fucina di ingegni, vide fra i molti anche la presenza di quello spartiacque fra arte medioevale e "rinascenza delle arti classiche" che fu Nicola.
In questo clima di fervida ricerca del classico applicato al nuovo, l' elemento archeologico assume una importanza fondamentale come "exempla" o punto di partenza per questa nuova tappa dell'epopea della scultura italiana.
L'introduzione a Pisa di quei sarcofagi romani, portati via nave da Roma ed Ostia per essere riutilizzati come prestigiose tombe dei più illustri cittadini pisani, sono il punto di partenza. Tanto era diffuso nella Pisa medioevale il senso del bello attinto dall'arte classica, che lo si reimpiegava persino come elemento erratico decorativo nelle facciate delle case. Così lo troviamo in borgo stretto, via principale di Pisa, ai quattro lati delle finestre gotiche di un palazzetto.
E già qui intravediamo un "davidino", cioè un David piccolino ante litteram, con le sembianze di un Apollo o forse un Ercole.
Ma è Nicola che, nel nuovissimo e rivoluzionario pulpito del battistero pisano fra il 1255 e il 1260, pone alla base di intersezione fra il pluteo rappresentante la natività e quello spettacolare dell'arrivo dei re magi, un vero e proprio esempio di "David ante litteram": Ercole trionfante.
Purtroppo la mia foto non rende giustizia alla bellezza della scultura e alla qualità della resa plstica e anatomica di questo semi Dio pagano.
La postura è simile a quella del David michelangiolesco. Differenze: Non è un gigante,questo misura solo 56 cm, l'altro pesa circa 7,5 tonnellate di marmo; questo non guarda verso sinistra, questo non tiene una fionda ma al contrario la pelle di un leone, questo è stato scolpito più di 250 anni prima del David !
Micelangelo ha visto questa scultura ? Certamente si anche se le biografie non ne fanno cenno. Michelangelo ha copiato Nicola Pisano ? Certamente no ! Ambedue si sono ispirati alla classicità e ai reperti archeologici per elaborare nei loro tempi qualcosa di nuovo e straordinario.
Che Fantastica terra è la Toscana e più in generale l'Italia intera! Viva l'Italia!
G.

sabato 4 ottobre 2008

Armati a Lucca











Comincio a credere che questo blog sia veramente utile per molte cose , ma sopratutto per me stesso. Mi chiarisce molte idee confuse su cose e persone e mi pone di fronte a piccoli quesiti che normalmente sono portato a sorvolare.
Per esempio mi sono chiesto: quante raffigurazioni monumentali di uomini armati, (siano esse statue celebrative, affreschi, o dipinti di eventi storici) si possono vedere nei luoghi pubblici di Lucca ?
Pochi. Pochissimi poi quelli di epoca medioevale. Vorrei ora qui ricordarli anche con foto, nella speranza che, dimenticandone forse alcuni, qualche lettore mi aiuti a ricordare.
La prima immagine che mi ha dato lo spunto per questo articolo, è quella che si trova nel primo altare a destra, in un interessante affresco, nella chiesa di Santa Maria Bianca o foris portam. Chiesa che potete vedere in foto nell'articolo "Il nome di Dio nelle 99 chiese di Lucca".
Sono solo pochi lacerti stratificati nel tempo di affreschi che fanno riferimento ad un altare privato dove l'immagine di riferimento è Maria. A lato di questa però, si vede chiaramente un cavaliere medioevale armato con la figura di San Giovanni che gli tiene il capo in segno di protezione.
Nella cattedrale, in facciata, si trova poi la statua equestre del cavaliere Martino con la sua spada. Pur non essendo una scena prettamente militare, la spada c'è, e questa è una delle prime rappresentazioni monumentali di cavaliere a cavallo eseguita nal XIII secolo, dopo l'epoca romana.
Altri armati con scudi e cotte li troviamo a poca distanza da Martino nei girali decorativi delle colonnine laterali nel pilastro destro della loggia della cattedrale.
Presochè della stessa epoca, ma con qualità e drammaticità scultoree decisamente superiori, sono i cavalieri "egiziani" del rilievo del fonte con storie di Mosè di San Frediano.
Esisteva in città, nel canto di Pozzotorelli, un altro affresco monumentale celebrativo, l'unico del genere a Lucca sullo stile dei fiorentini di Santa Maria del Fiore, che rappresentava probabilmente Francesco Sforza. Questo cavaliere di ventura infatti, aveva avuto un ruolo fondamentale sotto l'aspetto militare per Lucca con il suo intervento armato nel XV sec. nell'intervento contro i fiornetini che assediavano la città. I termini però di queste vicende storiche non mi sono ben chiare e vorrei approfondirle in altra sede. Testimonianza comunque di questo affresco, si trova negli stalli lignei ora conservati presso il museo nazionale di Villa Guinigi, compiuti dai fratelli Pucci. Su questi stalli si legga il recente libro di Silva "Immagini del potere, il potere delle immagini". E' interessante inltre notare alcuni graffiti con uomini e cavalieri armati. Quello che si vede in questo articolo si trova nello stesso pilastro della cattedrale prima citato, sul fianco sinistro. Come si nota dal copricapo l'immagine è del XV secolo.
Altro graffito è il celeberrimo (almeno per me) Turchio Pauli, raffigurato nella seconda colonna della navata sinistra della chiesa di San Michele.
Fatta questa scarrellata di immagini, notiamo che sono veramente poche se pensiamo che Lucca, come le altre città toscane, ha avuto nel passato ragioni valide per esaltare le proprie virtù militari e ha contato non poche battagle alle quali hanno partecipato i suoi cittadini. Sembra quasi che dal pacifico rinascimento lucchese in poi, la distruzione di antichi intonaci abbia forse voluto significare una "dannazio memoriae" di quei tormentati e dolorosi tempi che portarono non solo gloria ma anche lutti, sofferenze e carestie.

Gabriele C.